RESIDENZA FISCALE: L’IMPORTANZA DELLA DIMOSTRAZIONE DELLA PREVALENZA DEL CENTRO DI INTERESSI.

Commissione Tributaria Regionale Lazio: pro contribuente.

 

 

 

La Commissione Tributaria Regionale del Lazio, con la sentenza n. 1642 del 13 febbraio 2018, ha emesso una decisione pro contribuente stabilendo che lo stesso aveva effettivamente la residenza fiscale all’estero, nel caso di specie nel paradiso fiscale di Samoa.

 

 

 

La controversia riguardava la posizione fiscale di un soggetto, deceduto nel frattempo, residente nello Stato insulare dell’Oceania, Paese a fiscalità privilegiata, il quale era regolarmente iscritto all’AIRE, ma l’Agenzia delle Entrate contestava che lo stesso avesse mantenuto in Italia il centro dei propri interessi economici traendo reddito da alcuni immobili posseduti. L’opposizione, all’inizio formulata dal contribuente medesimo e, successivamente alla sua dipartita, dagli eredi, dimostrò che da molto tempo l’attività e tutti gli interessi sociali e famigliari erano collocati nello Stato estero di residenza (Samoa), situazione avvalorata da precisa e copiosa documentazione probatoria.

 

 

 

Il giudice adito, con la sentenza in argomento ha valutato che i contribuenti (prima l’espatriato e successivamente i suoi eredi) avevano sufficientemente assolto l’onere della prova contraria ad essi spettante, in quanto lo Stato estero è annoverato tra i paradisi fiscali. La CTR Lazio ha stabilito, inoltre, che sin dal primo grado di giudizio il contribuente aveva adeguatamente documentato come fosse effettivamente presente ed operante nel Paese straniero, dove:

 

 

1)      era giunto in tempi assai lontani,

 

 

2)      aveva stabilito la propria residenza,

 

 

3)      aveva formato la sua numerosa famiglia, ed

 

 

4)      aveva ricevuto benemerenze per l’attività professionale svolta.  

 

 

Tali situazioni, debitamente documentate, hanno fatto ritenere ai giudici che la presenza del contribuente nello Stato estero privilegiato (Samoa) sia stato duraturo e permanente e che non fosse animato da alcuna finalità elusiva o, addirittura, evasiva ai fini fiscali stabilendo, altresì, che i legami mantenuti con la madrepatria (numerosi immobili di interesse storico, nonché l’aver fatto confluire dall’Italia verso Samoa rilevanti somme di denaro pari ad € 1.758.497,00)  non possano apparire tali da porre dubbi su di una realtà oggettivamente percepibile.  

 

 

 

Commissione Tributaria Regionale Liguria: pro Amministrazione Finanziaria.

 

 

Sempre nell’alveo del collegamento della residenza fiscale in base alla prevalenza del centro di interessi si segnala inoltre, come la decisione della Commissione Tributaria Regionale Liguria, sentenza n. 87 del 13 luglio 2012, invece, ha portato ad una scelta pro Amministrazione Finanziaria basata sulla circostanza che gli interessi economici in Italia avevano assunto una connotazione rilevante, senza che l’effettivo possesso della residenza oltre confine potesse in qualche modo incidere positivamente.

 

 

In tale caso il contribuente non aveva fornito la dimostrazione sostanziale dell’asserita prevalenza dei rapporti reddituali con lo Stato estero, in quanto la prova della propria residenza estera aveva avuto esclusivamente una connotazione formale.

 

 

Dall’analisi della documentazione l’Amministrazione Finanziaria dimostrò che il contribuente:

 

 

1)   aveva rivestito la carica di amministratore in una società estera di proprietà della famiglia,

 

 

2)  contemporaneamente aveva ricoperto la carica di amministratore e di legale rappresentante in una società italiana, circostanza che ha escluso la sporadicità della sua presenza nel territorio italiano

 

 

3)  possedeva un immobile dove risiedevano moglie e figlia, e

 

 

4)  aveva stipulato numerosi contratti assicurativi.

 

Le situazioni riscontrate hanno consentito di sostenere, ogni oltre ragionevole dubbio, che, come detto in precedenza, gli interessi economici in Italia avevano assunto una connotazione rilevante, pur avendo fornito prove a supporto della residenza all'estero, quali:

 

 

a)      vivere in un immobile di proprietà,

 

b)      usufruire di utenze domestiche che certificano consumi costanti,

 

c)      avere accesso a due conti correnti bancari,

 

d)      iscrizione a due circoli (nautico e automobilistico),

 

e)      l’essere stato insignito del titolo di cavaliere,

 

f)       possedere due auto immatricolate nel Paese estero, ed

 

g)      essere amministratore di una società estera.

 

 

La CTR Liguria ha stabilito che la residenza non può essere limitata ai soli aspetti sociali ma deve essere provata anche sotto il profilo della prevalenza del centro di interesse. Nel caso in esam,e da una parte il contribuente risulta avere rilevanti interessi in Italia, ma dall'altra parte non ha dimostrato di avere maggiori interessi all'estero rispetto a quelli italiani.

 

 

Inoltre, è stato sottolineato che:

 

 

1.  l'attestazione della società estera, asserente lo svolgimento di funzioni amministrative e operative, non era stata prodotta con traduzione giurata, e

 

 

2.  se fosse valsa la tesi della residenza all'estero, i redditi italiani non sono stati nemmeno dichiarati nel Paese straniero.

 

 

Per la CTR Liguria la residenza va provata anche sotto il profilo della prevalenza del centro di interesse.

 

 

Si è scelto di richiamare le due sentenze sopra indicate, al fine di far comprendere come il collegamento della residenza fiscale con il centro degli interessi possa condurre a decisioni diametralmente opposte: una pro contribuente (CTR Lazio), mentre l’altra a favore dell’Amministrazione Finanziaria (CTR Liguria).

 

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