Quando si internazionalizza fidandosi troppo.

Ieri 1° agosto 2018 ho avuto modo di leggere la spiacevole avventura che ha colpito l’imprenditore bergamasco Valentino Sonzogni.

 

È doveroso precisare che le mie considerazioni prenderanno spunto, non avendo potuto leggere gli atti, esclusivamente dal seguente articolo scritto da Luca Calò sul quotidiano “Il Giorno”:

Come potete ben veder ho sottolineato dei passaggi sui quali si concentrerò il presente lavoro.

 

 

 

Quando un imprenditore decide di internazionalizzare è bene che sia conscio dei pericoli che possono celarsi nel non aver svolto un’accurata due diligence, nell’aver sottovalutato le normative del paese target pensando che tutti gli Stati esteri abbiamo le nostre fantasiose norme unite all’altrettanto fantasia dei giudici nell’emettere le sentenze, due elementi che consentono in Italia di poter evadere senza subire alcuna grave conseguenza come accade, invece, negli Stati Uniti, negli Emirati oppure nel Celeste Impero.

 

 

Come ho sempre affermato l’internazionalizzazione è una scienza e deve essere esperita in modo chirurgico.

 

 

Leggo nell’articolo: “A mia insaputa il general manager cinese aveva ceduto in gestione la società ad un suo conoscente”. Da consulente che si occupa di internazionalizzazione non posso accettare tali dichiarazioni, in quanto tutti coloro che decidono di intraprende questa affascinante scelta imprenditoriale devono conoscere il loro partner nonché devono eseguire mirati e non calendarizzati controlli in loco, con il precipuo scopo, innanzitutto, di far comprendere al socio che il business è sotto costante controllo.

 

Sempre da quanto è stato scritto, desumo che non si sia posta la giusta attenzione alle procedure di chiusura della società nel 2008.

 

Concludo questa breve riflessione esortando gli imprenditori nell’internazionalizzare con criterio e metodo, come detto, chirurgico entrando in pieno nelle dinamiche che accompagneranno l’azienda nel business senza lasciare meramente la gestione ad altri.

 

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